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Diamo spazio a due lettere di Nicola Benfatto, inviate con la preghiera di pubblicazione ai quotidiani locali.
La decisione di spostare di 50 metri la moschea di via Anelli, dal sottoportico di uno dei civici del complesso "Serenissima" ad un locale commerciale (il supermarket fu la prima vittima del degrado) di un altro civico (già sigillato con l'operazione di bonifica) del medesimo complesso, lascia quanto mai perplessi per almeno due ragioni:
1. La prima, riferita alla zona di via Anelli e alle aree limitrofe; negli ultimi tempi si è tanto parlato della necessità di decongestionare l'area dalla massiccia presenza di extracomunitari e poi si "legalizza" un luogo di culto che, inevitabilmente, sarà punto di attrazione per molte persone di fede musulmana non residenti nella zona (non mi risulta che nelle vicinanze ci siano altre moschee).
Si ricorda che in quell'area la chiesa del Pio X ospita già alle ore 12.00 di tutte le domeniche la Santa Messa della comunità cristiana/nigeriana: la decisione smentisce la linea politica ufficiale dell'attuale giunta, che è sempre stata quella di voler garantire il massimo di integrazione attraverso una distribuzione omogenea di extracomunitari sul territorio urbano, cercando di ridurre al massimo potenziali situazioni di tensione.
Come sappiamo, un polo di attrazione per i fedeli automaticamente diventerà un riferimento e un punto di aggregazione della comunità araba in generale: ciò significa che nell'area continueranno a convivere il sacro ed il profano, non necessariamente legato al mondo della droga ma sicuramente a quello del degrado e del non rispetto delle minime regole di convivenza che il comune non è mai stato in grado di far rispettare. Resterà inoltre alta la probabilità che nell'area continuino a gravitare personaggi sospetti come la storia di via Anelli ci ha purtroppo insegnato.
"Legalizza" è un termine non utilizzato a caso: la costituzione prevede la libertà di culto cioè la possibilità per chiunque di non essere perseguibile per il proprio credo; ma in questo caso si vanno a toccare aspetti costituzionali come manifestazioni e aggregazioni di persone che riguardano l'ordine pubblico. In via Anelli non c'è mai stato nessun privato, tanto meno gli Imam, in grado di garantire l'ordine pubblico e la sicurezza. Dei tendoni "abusivi" su spazi di proprietà comune del complesso saranno trasformati in uno spazio "legale". Trattandosi di una "sanatoria/condono", modalità sempre condannate dall'area politica della Giunta!, volta a legalizzare una situazione e a garantire il sacrosanto diritto della comunità musulmana di disporre di un luogo di culto, non dovrebbe destare perplessità se non quelle sopra descritte relative ai cittadini del quartiere.
Purtroppo, come sappiamo in Italia, "non c'è niente di più definitivo del provvisorio" e, in questo modo, si va a finire nel secondo ordine di ragioni, quelle generali.
2. Come si farà, a bonifica conclusa, a giustificare la chiusura della moschea? Vedasi il precedente delle scuola Islamica di Milano, che aprì una serie di discussioni e dibattiti sotto i riflettori della stampa nazionale.
La comunità Islamica, avendo acquisito un diritto, non lo cederà per alcuna ragione al mondo: la questione sarà fatta apparire come al solito come una lotta di civiltà etc. etc. e la moschea se ne resterà alla Stanga.
Queste sono le classiche politiche imposte e pianificate dall'alto: per evitare di aprire un fronte scomodo, come la discussione ed il confronto sul sacrosanto diritto della comunità musulmana di avere un luogo di culto in città, si è preferito procedere con i "colpi di mano".
I nostri amministratori, che alle riunioni di quartiere sottovoce fanno presenti le difficoltà che incontrano a sistemare in altre aree della città i residenti di via Anelli, dovrebbero almeno spiegarci come faranno tra un anno a spostare la moschea di via Anelli o addirittura a chiuderla.
Nicola Benfatto
Quello della moschea è un problema serio che va discusso con tutta la Città, non imposto con un "colpo di mano" com’è un pò successo per la chiusura di via Anelli; quest'ultima cosa mi fa sempre più pensare che, visto il successo dell'intervento, lo hanno tenuto nel cassetto per tirarlo fuori solo in casi estremi.
Come dicono gli Agenti di Polizia che presidiano il luogo "di voi e dello spaccio non interessa un ….. a nessuno, solo quando rischiano di ammazzarsi tra di loro dobbiamo intervenire" quell'intervento ne è stato la prova tangibile.
Così con la moschea, la viabilità etc., ci ricevono tra 15 giorni a giochi fatti; per la viabilità noi restiamo sacrificati mentre al Brico stanno aprendo un fronte senza dire niente: fra l'altro un fronte molto rischioso perché sappiamo che era un caso tipico quello dell'acquirente che andava con l'auto a comprare droga proprio dentro al parcheggio dello "store".
I sacrifici devono farli tutti, cosa dire, in generale credo che stiamo pagando una politica troppo appiattita sulle posizioni della giunta, che sta facendo sicuramente delle buone cose ma, con altrettanta autorità, ci dà peso specifico zero.
Io sono del partito che dice meglio chi prende le decisioni facendo finta di dare retta piuttosto di chi non ti da retta e non le prende, vedi giunta precedente, tuttavia a questo punto per dignità personale ritengo anche opportuno che facciano veramente tutto da soli senza farci perdere tempo con inutili incontri che di fatto ratificano decisioni già prese.
Io personalmente non parteciperò più a qualsivoglia incontro con l'amministrazione di Padova: facciano il loro lavoro sono stati eletti per questo e speriamo che lo facciano bene.
Nicola Benfatto |